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Da Ko Lipe a Ko Bulon le

Il passaggio con barca veloce da Ko Lipe a Ko Bulon le, dura circa un’ora di navigazione sul mare delle Andamane a ridosso dello stretto di Malacca e costa 400 B a persona.
Durante la navigazione oltre a Ko Tarutao sarà possibile, se ci sarà chiara visibilità, avvistare anche l’isola malese di Langkawi. 

Se vi capita però di imbarcarvi con mare agitato evitate di salire per ultimi perché la compagnia, 


imbarca a nostra insaputa, più passeggeri dei posti a sedere creando non pochi disagi durante la navigazione a coloro che rimango in piedi o peggio ancora seduti a prua sui sedili.


Per quelli invece che saranno comodamente seduti da metà barca sino a poppa, si preparino a fare un bagno con schizzi più o meno forti d’acqua di mare per tutto il tempo di navigazione sino all’arrivo perché la velocità del motoscafo non accennerà a diminuire neanche con onde molto alte.

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Il castello di Dunnottar in Scozia, un gioiello incastonato nel mare del Nord

Se vi trovate ad Aberdeen o anche ad Edimburgo potrete decidere di programmare la visita alle rovine del Castello di Dunnotar, una meraviglia posta sulle scogliere nei pressi del paese di Stonehaven, a sud di Aberdeen. Per raggiungere Stonehaven con il treno, oppure in autobus dalla stazione dei pullman di Aberdeen nei pressi del porto, occorrono circa 20 minuti.

 Io soggiornando ad Edimburgo, sono arrivato con il treno partendo dalla stazione di Waverley ed impiegando circa 2,5 ore prima di raggiungere Stonhaven. La stazione dista circa 1,5 km dal centro del paese percorribile a piedi in 10 minuti e dove sarà possibile osservare il War Memorial sulla sommità della scogliera, a destra della passeggiata. 

Vista lungo il sentiero  
Un consiglio che posso suggerire per il viaggio in treno e’ di acquistare i biglietti  sul sito Trainline.com con circa 30/40 giorni di anticipo dalla partenza, sarà possibile risparmiare sino al 80% sul prezzo del biglietto, nel mio caso ho speso solo 10 pounds da Edimburgo ad Aberdeen a/r. 

La baia di Stonehaven
 

Stonehaven
e’ un paesino tipico del nord della Scozia, adagiato su una baia ed un piccolo porto dal quale inizia il sentiero sulla scogliera che in meno di un’ora di cammino conduce al Castello di Dunnottar

Il sentiero 

  
Il sentiero principale non presenta particolari difficoltà e sorprende per la vista delle scogliere qua e là tappezzate da cespugli fioriti di giallo. Il Castello di Dunnottar si trova su una penisola di roccia a picco sul mare ed è stato valutato dallo Scottish Tourist board con 4 stelle. 

Il Castello di Dunnottar  
La storia del castello è molto antica, nella chiesa sono ancora visibili due finestre dell’impianto principale del 1200 quando la leggenda narra che William Wallace fece consacrare la chiesa bruciandoci una persona. Molte sono le storie che si scoprono visitando il castello, come quella che talvolta nel vecchio forno si aggira il fantasma di una giovane donna vestita in abiti tradizionali verdi alla ricerca dei suoi figli perduti oppure la storia dei 167 prigionieri rinchiusi in una stanza della fortificazione dove molti di loro persero la vita dopo le sofferenze e le torture subite.

La lapide in ricordo dei 167 prigionieri  
Se alla fine della visita del castello sarete stanchi e non vorrete ripercorrere il sentiero per il rientro a Stonehaven potrete dirigervi sulla strada principale, a 10 minuti a piedi dal castello ed aspettare un autobus che vi porterà in ulteriori 10 minuti a Stonhaven.

 Particolare di una torre del castello 

La Fonte dell’Aquila di Bolgheri

Arrivando a Bolgheri senza varcare la porta del castello ma scendendo sulla destra si arriva alla vecchia fonte e ai lavatoi del paese.
  
La fonte  esattamente  nel  1825  fu  fatta costruire   dal   conte   Guido    Alberto   a seguito della terribile siccità che colpì la Maremna e la Toscana in generale. 

Un epigrafe riporta: 

«il cavaliere Guido Alberto Conte della Gherardesca per sollievo e salute degli abitanti di Bolgheri fece fare questa fonte conducendovi per lungo canale acque più salubri ritrovate e riunite fino dall’anno 1822 dal suo agente Giuseppe Mazzanti che la compì e l’adornò l’anno 1826».

  
I lavatoi sono tipici dei paesi toscani, venivano utilizzati dalle donne del paese per il bucato, essendo assente l’acqua nelle case in molti paesi sino agli inizi degli anni sessanta, stessa sorte per i lavatoi di Bolgheri, visibili nella foto a seguire.  

Per quanto riguarda la fonte dell’Aquila c’è da dire che in tempi passati fu depredata dell’Aquila che la sovrastava e che nel 2009 fu ristrutturata e fu messa una nuova Aquila a corredo. Successivamente sono stati ristrutturati anche i lavatoi. 

Viaggio nel Calcedonio di Monterufoli

Inizio il mio racconto con una citazione di Giuseppe Antonio Torricelli (Firenze 1662-1719) noto artista per la lavorazione di pietre dure del mosaico fiorentino.
” Nella nostra Maremma di Volterra …. in luogo detto Monterufoli, vi sono Calcedoni di tutti i colori, cioè il bianco e giallo, il bianco e il rosso, il pavonazzo, il rosso, il carnato, il verde con macchia bianca, lo scuro e cento altri colori. La Natura ci ha insegnato una varianza stupenda….”
E con queste descrizioni che ho iniziato a visitare i boschi di Monterufoli, un tempo interessanti siti minerari per le maestranze dei Medici di Firenze che nel Rinascimento grazie alla riscoperta delle scienze naturali e delle arti minori, andarono a cercare il calcedonio in questi luoghi per essere lavorato e poter creare splendide opere artistiche che oggi sono facilmente visibili nei più bei luoghi dell’arte di Firenze.
Nella seconda metà del 500 sia Cosimo I dei Medici che i suoi discendenti, Francesco I e Ferdinando I, si circondarono di grandi artisti, creando laboratori per sperimentare la lavorazione delle pietre pregiate.
Nel 1588 al Granduca Francesco I
si deve la fondazione della Galleria
dei Lavori, una vera e propria manifattura artistica specializzata nella lavorazione delle pietre dure che in seguito si sarebbe trasformata nel ben noto “Opificio delle Pietre Dure”.
Il comprensorio di Monterufoli fa parte della Riserva Naturale di Monterufoli – Caselli di oltre 4000 ha di estensione con boschi ad alto grado di naturalità, fauna, flora autoctona e mineralizzazioni.
Le vecchie cave di calcedonio ormai sono state invase dalla fitta boscaglia e rimangono visibili solo le discariche con gli scarti della pietra di calcedonio che risulta essere molto bella perché costituita da quarzi di vari colori, dato che per la lavorazione in passato era ricercata solo la parte massiva.
Nei pressi delle cave si trova un particolare agriturismo denominato Villetta di Monterufoli situato in una vecchia stazione ferroviaria del 1800 a servizio di una miniera di lignite.
Per gli amanti dei boschi, dei minerali e della natura e’ un bellissimo angolo della Toscana meno conosciuta da scoprire.

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Un domenica invernale a Volterra.

Forse per il vento freddo che attraversa le viuzze tra i sontuosi palazzi medievali o forse il periodo successivo alla fine dell’anno, ma oggi a Volterra non c’era quasi nessuno a visitare questa misteriosa città, che reputo tra le più belle e ricche di storia della Toscana.
Per riscaldarmi ed iniziare il tour ho parcheggiato la mia auto presso il parcheggio della porta di Docciola che oltre ad essere uno dei pochi parcheggi gratuiti della città mi ha costretto a percorrere una scalinata di 199 scalini per arrivare sino a Piazzetta San Michele e dare inizio al tour della città.
Prima tappa il Teatro Romano risalente al I secolo a.c , subito fuori dalle mura medievali, veramente molto suggestivo. Il Teatro ospita attualmente due opere sul tema della Crocifissione di uno scultore polacco, Igor Mitoraj. L’imponenza delle opere di Mitoraj donano al Teatro una forza scenica di grande impatto.
Rientrando dentro le mura e percorrendo Via Matteotti (Via Guidi, per gli abitanti di Volterra) si arriva nella Piazza principale dove si trova il Palazzo dei Priori, il più antico Palazzo Comunale della Toscana i cui primi elementi risalgono addirittura al XIII secolo.
Dalla piazza si può entrare mediante una piccola entrata secondaria nella maestosa cattedrale del XII sec. dove si può ammirare oltre alle sculture di scuola pisana anche alcune ceramiche attribuite ad Andrea della Robbia.
Uscendo dalla porta principale della Cattedrale, ci troviamo di fronte al Battistero di S.Giovanni a pianta ottagonale, risalente al XIII secolo che al suo interno offre la parte più scenografica e teatrale delle mostre attualmente in corso a Volterra dal titolo Rosso Fiorentino, Rosso Vero che sarà possibile vedere sino al 31.12.2015.
Lasciati i suggestivi palazzi storici mi dirigo al parco fiumi dove è presente un’acropoli etrusca e sullo sfondo del parco la gigantesca fortezza medicea attualmente sede della colonia penale di massima sicurezza.
Non rimane che raggiungere la macchina e guidare sino al quartiere dei Borghi dove rimane da fare una sosta alla imponente chiesa di S.Giusto ed alle Balze di Volterra dove oltre alle mura etrusche vecchie di 2500 anni si può ammirare un tramonto invernale da favola.

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La miniera di rame più grande d’Europa

La mia passione per le miniere mi ha portato a visitare in data 4 Dicembre la Miniera di Camporciano di Montecatini Val di Cecina in provincia di Pisa, nel giorno in cui festeggiavano i 170 anni della festa di S. Barbara protettrice dei minatori.
La Miniera di Camporciano fu la più grande miniera di rame d’Europa dove veniva estratto il minerale sin dai tempi degli etruschi che si spostavano da Volterra per l’estrazione del prezioso minerale a loro utile per utensili e suppellettili, mentre nel corso dei secoli di sfruttamento con vicende alterne arrivo’ sino al 1907 quando ne fu decretata la chiusura definitiva.
Nei primi anni duemila l’amministrazione comunale grazie al Sindaco Renzo Rossi che segui’ con attenzione la parziale messa in sicurezza e ristrutturazione delle strutture principali della miniera creando un parco museale di archeologia industriale visitabile e molto suggestivo che si presenta al visitatore a circa 1 km dal paese di Montecatini Val di Cecina, nella parte nord delle colline metallifere.
Dal Pozzo Alfredo, fulcro della miniera, si scendeva fino ad oltre 300 metri per estrarre il pregiato rame. Oggi vengono organizzate visite guidate al complesso della miniera e al Pozzo Alfredo.

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Rinunciare ad un viaggio

Oggi 29 Novembre doveva essere il mio primo giorno a La Paz, quante volte ho immaginato l’arrivo all’aeroporto di El Alto ed il trasferimento in ostello.
Purtroppo a volte le cose non vanno proprio come vorremmo che andassero e 3 giorni prima di partire mia mamma ha avuto un grosso problema di salute rischiando di lasciarci ed al momento sta lottando in ospedale senza una sola possibilità di guarigione.
In questi frangenti non è che uno abbia molta voglia di pensare ai propri viaggi, piuttosto la mente e’ rivolta a ripercorrere tutti quei momenti trascorsi insieme alla tua mamma e molto spesso mi trovo a parlarle a voce alta, sapendo che lei mi ascolta.
Un giorno o l’altro ritornerò a viaggiare e la Bolivia in solitario non mancherà, ma con certezza so che non sarà più come prima e viaggiando sugli altopiani andini al di sopra dei 5000 metri avrò la sensazione di essere più vicino a lei. Mamma mi manchi.

Portobello: sobborgo e spiaggia ad Edimburgo

Pensando ad Edimburgo viene sicuramente in mente il fantastico castello che domina la città con le cornamuse che suonano ad ogni angolo, ma anche i numerosi pub con un atmosfera di altri tempi, dove è piacevole trascorrere una serata con musica dal vivo e sorseggiando una pinta di tennets.
Voglio però parlarvi di un luogo altrettanto bello e caratteristico, meno frequentato dai turisti che visitano la capitale scozzese, ma non per questo meno affascinante.
Si trova a circa 15 minuti dal centro, nella parte est della città, sulla costa firth of fort, raggiungibile con bus n.15 o n.26 a due piani da Princes street.
Si tratta della spiaggia antistante il sobborgo di Edimburgo denominato Portobello, lungo la quale si sviluppa la passeggiata lungomare e dove si affacciano molte villette di epoca vittoriana ed alcuni pub.
In estate e’ la spiaggia delle famiglie di Edimburgo che arrivano dalla città armate di ombrelloni, secchielli e palette, mentre fuori stagione, quando io la preferisco, ci sono persone che amano passeggiare con i loro cani durante le giornate più calde e nel momento del pranzo, fermarsi in uno dei pub a godere la vista del mare del nord o leggere un libro.
Passeggiare sulla spiaggia trovo che sia molto rilassante, migliaia di conchiglie giacciono sulla sabbia dove il mare del nord infrange le proprie onde e dove è possibile spingersi anche 50 metri verso il mare nei momenti di bassa marea. Consiglio di visitare questa spiaggia  a chiunque desideri un po’ di relax a due passi da questa splendida città.IMG_8810.JPG

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Un paese in Brasile sommerso dalle dune di sabbia in riva all’Oceano

Sono arrivato a Itaunas (Espirito Santo) provenendo da Arrajal d’Ajuda via Euanopolis, dove ho preso la coincidenza per S.Andrea e da li’ a Conceicao da Barra, per poi finire con l’ultimo pullman da Conceicao da Barra sino alla mia meta.
Se non avessi dovuto attendere la coincidenza per Conceicao da Barra dalle 3 della notte alle 12 della mattina, sarebbe stato un viaggio nella norma con 3 semplici coincidenze. Trascorrere 9 ore nel cuore della notte in una stazione dei pullman (Rodoviaria) di una media citta’ Brasiliana e’ una avventura nell’avventura.
Bene esser chiari non parlo di problemi di sicurezza, tutt’altro, ma una lunga attesa senza avere niente da fare in un luogo che inizia ad animarsi lentamente alle 3 della notte, si riesce ad osservare da vicino il Brasile, quello vero, con tutte le sue contraddizioni ed i suoi pregi.
La Rodoviaria mi ha permesso di conoscere anche due giramondo francesi che nel loro viaggio di 6 mesi in Sud America avevano in quel momento in programma la mia stessa meta che alla fine abbiamo condiviso insieme per 2 giorni.
Finalmente alle 16 siamo giunti a Itaunas, con le sue strade di sabbia, così naturale e quasi irreale, forse anche per il fatto della sua posizione geografica che la rende non facilmente collegata dalle vie principali.
Il carnevale anima Itaunas nel mese di febbraio, ma molta più gente arriva nel mese di luglio per il Festival del Forro’tipico ballo del nord est, conosciuto in tutto il Brasile.
Nei giorni della mia permanenza saranno stati presenti una cinquantina di turisti per cui è stato facile ed economico sia trovare da dormire in una accogliente pousada che da mangiare nei pochi ristoranti aperti dove ho potuto gustare la famosa Moqueqa dell’Espirito Santo.
La ‘Moqueqa’ è una pietanza tradizionale del Brasile a base di pesce, cucinato in una zuppa di verdure. Nell’Espirito Santo l’olio di palma tipico di Bahia è sostituito da quello d’oliva o di soia e il latte di cocco viene eliminato, mentre a Bahia dove la cucina e’ influenzata da quella africana, è generalmente arricchita da gamberi e altri crostacei.
Oltre alla cucina da provare si dovrà visitare anche la spiaggia di Itaunas a cui si accede dalle Dune di Sabbia che si trovano tra il mare ed il paese attuale ma che sommergono interamente il paese vecchio costruito tra il 1750-1800 dopo l’abbattimento della foresta a ridosso della spiaggia. Il vento che soffia costantemente sulla spiaggia, portò nel 1930, gradatamente, alla sparizione sotto la sabbia delle vecchie abitazioni e l’arretramento delle case all’attuale posizione.
La spiaggia fa parte del Parque Estadual de Itaunas , una riserva naturale di 3674 ettari che si estende per 25 km lungo la costa e presenta dune di sabbia alte 20-30 metri. Vi si incontrano molti animali come scimmie, bradipi, armadilli (tatu’) e molti altri. Il parco è anche una delle basi del Projeto Tamar, mi è stato possibile assistere nel mese di febbraio, insieme ai biologi, la schiusa delle uova e le tartarughe e che entrano nell’oceano ed iniziano la loro vita.

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