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Trekking nel Parco della Maremma, Itinerario “Collecchio”

Il trekking “Collecchio” è costituito da due itinerari, C1 e C2, che partono entrambi dalla Tenuta dell’Uccellina ai bordi del Parco Regionale della Maremma.

Sia il C1 che il C2 hanno entrambi un tratto in comune, poi il C1 prolunga sino alla spiaggia detta Salto del Cervo.

L’inizio del trekking presso il podere Giulia attraversa un Oliveto sino ad arrivare ad una scala in legno che oltrepassa una recinzione (foto)

ed entra nel bosco sino alla TorreBassa .

Primo tratto Podere Giulia – Torre Bassa km 0,950

La Torre Bassa, un rudere, fu edificata dalla famiglia degli Aldobrandeschi nel 1200, oggi appare depredata dei blocchi di pietra che costituivano l’arco del portone principale, e’ rifugio di molti corvi e cimitero di due cani seppelliti recentemente nei pressi della Torre.

Si prosegue nel bosco per 180 metri sino al bivio della Torre dove continuiamo nel bosco sino alle VascheD’Argilla (km 1,350 )

Dalle Vasche D’Argilla, terreni umidi argillosi dove i cinghiali amano sguazzare per la pulizia del pelo, si prosegue verso Poggio alle Sugherine (km 0,610).

Questo tracciato, non molto lungo, presenta un sentiero in salita mettendo a dura prova il vostro fisico, ma arrivati in cima e salendo su una torretta in legno (foto)

si gode di una vista sulla costa e sulle isole dell’arcipelago Toscano che vi lasceranno a bocca aperta.

Ripartite dal Poggio alle Sugherine in discesa costeggiando sulla sinistra un tratto di bosco ceduo appena tagliato ( non è il massimo attraversare il bosco tagliato nei primi tempi, ma per il bosco questa pratica risulta fondamentale) si arriva alla Carbonaia (km 1,150).

Dalla Carbonaia potrete o ritornare al bivio della Torre (km 1,960) e chiudere il trekking C2 oppure (consigliato) proseguire il C1 ed arrivare con ancora km 1,850 sino alla spiaggia del Salto del Cervo.

L’ultimo tratto, prima della spiaggia, tra piante di rosmarino, ginepro, erica etcc. è un susseguirsi di profumi e panorami mozzafiato sulla costa. (foto)

La spiaggia è incastonata tra due scogliere, molto selvaggia, deserta, le mareggiate primaverili e le mancate manutenzioni, dato l’isolamento, hanno accumulato legna proveniente dal mare, ma quello che risalta all’occhio e’ la plastica che si è riversata sulla spiaggia durante le mareggiate.

Noi abbiamo raccolto la plastica sui 2 mq di spiaggia che abbiamo occupato, raccogliendo tutte le micro e macro plastiche e portandole nello zaino per tutto il trekking di ritorno.

Dato che negli ultimi tempi si sente molto parlare dell’avvelenamento del mare da parte delle micro plastiche, mi sento di suggerire alla Direzione del Parco di mettere un cartello nei pressi della spiaggia, prima della discesa finale dove possono arrivare i mezzi del parco, offrendo alle persone che arrivano con il trekking, un sacchetto da riempire di plastiche e lasciare il sacchetto nello stesso posto dove lo hanno trovato.

Credo che il mare ed il parco ne sarebbero molto grati.

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Pettah, il quartiere del commercio a Colombo in Sri Lanka

Se vi trovate alla stazione di Colombo Fort non mancate di fare due passi nel quartiere di Pettah, dove nelle sue strade una moltitudine di venditori ambulanti e negozi vi faranno assaporare il piccolo commercio popolare di Colombo.

In ogni via potrete trovare solo un tipo di commercio, quindi troverete la via per le gioiellerie, quella dei vestiti, quella delle farmacie, quella dei fiori e via dicendo e se andrete a qualsiasi ora del giorno le vie saranno piene di acquirenti e venditori che urleranno a squarciagola.

Bello inoltre sarà vedere come le 4 religioni presenti in Sri Lanka sono presenti nel groviglio delle strade. Camminando troverete la Moschea Jami Ul Alfar, templi Indu’, Chiese Cristiane e Templi Buddisti.

Royal Forest Park Udawattakele. Kandy

Tre ore sono necessarie per visitare questo parco a pochi passi dal centro di kandy. Chi ama passeggiare nella natura e staccare dal caldo torrido e dal caos della città è il posto ideale Radici di alberi secolari passeggiando bellissimi frutti si scorgono sugli alberi la vista dell’isoletta del Re nel lago di Kandyil sentiero nel bosco il biglietto per due persone pagato 1322,50 Rupie

Viaggio nel Calcedonio di Monterufoli

Inizio il mio racconto con una citazione di Giuseppe Antonio Torricelli (Firenze 1662-1719) noto artista per la lavorazione di pietre dure del mosaico fiorentino.
” Nella nostra Maremma di Volterra …. in luogo detto Monterufoli, vi sono Calcedoni di tutti i colori, cioè il bianco e giallo, il bianco e il rosso, il pavonazzo, il rosso, il carnato, il verde con macchia bianca, lo scuro e cento altri colori. La Natura ci ha insegnato una varianza stupenda….”
E con queste descrizioni che ho iniziato a visitare i boschi di Monterufoli, un tempo interessanti siti minerari per le maestranze dei Medici di Firenze che nel Rinascimento grazie alla riscoperta delle scienze naturali e delle arti minori, andarono a cercare il calcedonio in questi luoghi per essere lavorato e poter creare splendide opere artistiche che oggi sono facilmente visibili nei più bei luoghi dell’arte di Firenze.
Nella seconda metà del 500 sia Cosimo I dei Medici che i suoi discendenti, Francesco I e Ferdinando I, si circondarono di grandi artisti, creando laboratori per sperimentare la lavorazione delle pietre pregiate.
Nel 1588 al Granduca Francesco I
si deve la fondazione della Galleria
dei Lavori, una vera e propria manifattura artistica specializzata nella lavorazione delle pietre dure che in seguito si sarebbe trasformata nel ben noto “Opificio delle Pietre Dure”.
Il comprensorio di Monterufoli fa parte della Riserva Naturale di Monterufoli – Caselli di oltre 4000 ha di estensione con boschi ad alto grado di naturalità, fauna, flora autoctona e mineralizzazioni.
Le vecchie cave di calcedonio ormai sono state invase dalla fitta boscaglia e rimangono visibili solo le discariche con gli scarti della pietra di calcedonio che risulta essere molto bella perché costituita da quarzi di vari colori, dato che per la lavorazione in passato era ricercata solo la parte massiva.
Nei pressi delle cave si trova un particolare agriturismo denominato Villetta di Monterufoli situato in una vecchia stazione ferroviaria del 1800 a servizio di una miniera di lignite.
Per gli amanti dei boschi, dei minerali e della natura e’ un bellissimo angolo della Toscana meno conosciuta da scoprire.

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A trek near my Tuscany house discovering old railway bridges

I would like to begin my blog with the story of a trek near my house – but not for this less interesting than other experiences in far-off countries – that is rich in natural and historical
interest in this lesser-known area of Tuscany.
We are in the Natural Reserve of Monterufoli – Caselli in the province of Pisa and I start walking early morning on a cold and sunny winter’s day, starting from the point where the
Ritasso torrent crosses the entrance to the Villetta di Monterufoli estate in the commune of
Monteverdi Marittimo.
The path of the first section runs along a field, but soon arrives at the woods and with clear white/red signs, you can distinguish the site of the old railroad tracks coming from Casino di Terra that served the lignite mine from 1850 to 1929 and was then subsequently
dismantled.
Running parallel to the path, you can see still the brick barriers on the river bed that were used in the past to channel the water to an Old Mill still visible between the dense Mediterranean vegetation on the west bank of the torrent.
Continuing the trail, you arrive near the First Bridge which is possible to see from standing in the torrent, whilst it is worth crossing the torrent to reach the west bank, very interesting for the flora present in the vicinity of an old dwelling with many varieties of moss and lichens, that give you an idea of the undergrowth’s microclimate that would already have been present here before the great ice age.
Arriving near the Second Bridge, but certainly the first in order of size, you have to ade through the torrent below, following the majestic brick arch that has a single 30-metre span and is certainly more than 20 metres high. You climb out of the torrent on the opposite side to meet the railway tracks again and here there are rocky outcrops and mounds of debris colonised by unusual herbaceous flora that is typical of or exclusive to these rocks and that produces rare spring blooms, characterised by yellow clumps of Euphorbia Spinosa.
Upon reaching the Malentrata torrent, also known for the old magnesite mine and the presence of numerous minerals, it is important to remember that this area is part of the metalliferous hills.
At this point you go beyond the third railway bridge to come across a trench that was carved out of the serpentine rock by the hands who gave life to the railway. These spectacular “green rocks” – magmatic rocks – originated 180 million years ago on the ocean floor.
The path continues its descent along the Ritasso torrent and the trek continues up to where the landslide in September 1929 led to the abandonment of the railway. There, it is possible to cross the landslide that has now settled and follow the path to where the Ritasso torrent flows into the Sterza torrent to then return along the asphalted road.
I don’t know for how long it will be possible to admire these bridges that I have written about, clear cracks and signs of slough can be seen in all of them, as they now defy time
by at least 160 years and have been in a state of total abandonment for no less than 90 years.
If one day you would like to follow the trail, I would be happy to accompany you and recount the long history in memory of the many workers who took part in both the construction of the railway and in the hard work in the lignite mine tunnels, which I will be
describing soon in my blog.

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Trekking sul percorso di una ferrovia abbandonata alla scoperta di ponti fantasma e natura incontaminata

Mi piace iniziare il mio blog con il racconto di un trekking molto vicino a casa mia, ma non per questo meno interessante di altre esperienze vissute in paesi lontani, anzi ricco di interessi naturalistici e storici di questa parte meno conosciuta della Toscana.
Siamo all’interno della Riserva naturale di Monterufoli-Caselli in Provincia di Pisa ed inizio a camminare di buon mattino in una giornata fredda invernale ma assolata, partendo dal punto dove il Torrente Ritasso incrocia la strada d’ingresso della Tenuta Villetta di Monterufoli nel comune di Monteverdi Marittimo.
Il sentiero nel primo tratto costeggia un pascolo, ma ben presto si arriva nel bosco e seguendo i segni bianco/rossi si nota la sede dei binari della vecchia ferrovia proveniente da Casino di Terra che fu a servizio della miniera di lignite dal 1850 al 1929 e smantellata pochi anni dopo quando il ferro occorreva per l’industria bellica.
Nei primi tratti della vecchia ferrovia il fiume che scorre sul fianco sinistro, forma delle graziose cascate sino a giungere al “pozzo delle pecore” dove l’acqua si calma e che deve il nome all’uso che ne veniva fatto per il lavaggio degli ovini.
Nel letto del fiume si notano ancora delle barriere in mattoni utilizzate in passato per convogliare l’acqua ad un vecchio mulino “Mulino di Canneto”, ancora visibile, tra la fitta macchia mediterranea, sulla sponda ovest del torrente.
Proseguendo il percorso si giunge nei pressi del primo ponte che permetteva al treno di attraversare il torrente e proseguire la corsa.
Qui il sentiero lascia la sede ferroviaria e scende nel torrente dove dopo 50 metri sarà’ possibile entrare ed attraversare il fiumiciattolo e godere della vista del ponte in mattoni e pietre alto circa 15 metri.
Attraversato il torrente iniziamo a camminare sulla sponda ovest e riguadagnamo la vecchia ferrovia dove si scorge sulla sinistra l’inizio di una sentiero per il Poggio Castiglione, poco dopo troviamo una vecchia casa diroccata detta “Cantoniera del Gaggino” eretta a servizio della ferrovia e dove sino al dopoguerra viveva una famiglia. Guardando dall’esterno il rudere e’ possibile vedere ancora esistente la volta del vecchio forno a legna.
Molto interessante la flora presente in questo punto, muschi e licheni che sono indice di un microclima umido del sottobosco e presenti qua ancora prima della grande era glaciale.
Lungo il percorso si scorgono ai bordi  grosse pietre ben lavorate con evidenti segni di scalpellinature, eseguite dalle maestranze locali durante la costruzione della ferrovia.
Arrivati in prossimità del secondo ponte, ma in ordine di grandezza certamente il primo, si dovrà scendere nel torrente sottostante costeggiando il maestoso manufatto che presenta un arco unico a mattoni per una luce di 20 metri ed in altezza certamente superiore ai 20. Dal torrente si risalirà per la sponda opposta a ritrovare la sede ferroviaria che in questo punto presente affioramenti rocciosi e cumuli di detrito colonizzati da particolare flora erbacea tipica od esclusiva di queste rocce che determina singolari fioriture primaverili, caratterizzate da giallo cuscini dell’Euforbia Spinosa.
Proseguendo sul lato a monte e’ possibile vedere anche alcuni manufatti in pietra e ferro, un tempo a servizio della ferrovia.
Giunti in prossimità del torrente Malentrata, noto per la vecchia miniera di magnesite si oltrepassa il terzo ponte della ferrovia e sino ad arrivare ad una all’interno della quale passava la ferrovia.  Queste rocce magmatiche dette “rocce verdi” furono originate 180 milioni di anni fa sul fondo dell’oceano.
La strada ferrata continua la sua discesa lungo il torrente Ritasso e il trekking continua sino alla frana del Settembre del 1929 che porto’ alla dismissione della ferrovia. Sarà possibile oltrepassare la frana ormai assestata e attraverso il sentiero giungere all’immissiome del Torrente Ritasso nel Torrente Sterza di cui e’ affluente. Sul torrente Sterza guadagnata la strada asfaltata (SP 18 della Prov. di Pisa) si scorgerà un quarto ponte della ferrovia.
Non so’ sino a quando sarà possibile ammirare i ponti di cui vi ho parlato, evidenti crepe e cenni di cedimento si notano in tutti i manufatti che ormai sfidano il tempo da almeno 150 anni ed in totale stato di abbandono da oltre 90 anni.

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