miniere

Viaggio nel Calcedonio di Monterufoli

Inizio il mio racconto con una citazione di Giuseppe Antonio Torricelli (Firenze 1662-1719) noto artista per la lavorazione di pietre dure del mosaico fiorentino.
” Nella nostra Maremma di Volterra …. in luogo detto Monterufoli, vi sono Calcedoni di tutti i colori, cioè il bianco e giallo, il bianco e il rosso, il pavonazzo, il rosso, il carnato, il verde con macchia bianca, lo scuro e cento altri colori. La Natura ci ha insegnato una varianza stupenda….”
E con queste descrizioni che ho iniziato a visitare i boschi di Monterufoli, un tempo interessanti siti minerari per le maestranze dei Medici di Firenze che nel Rinascimento grazie alla riscoperta delle scienze naturali e delle arti minori, andarono a cercare il calcedonio in questi luoghi per essere lavorato e poter creare splendide opere artistiche che oggi sono facilmente visibili nei più bei luoghi dell’arte di Firenze.
Nella seconda metà del 500 sia Cosimo I dei Medici che i suoi discendenti, Francesco I e Ferdinando I, si circondarono di grandi artisti, creando laboratori per sperimentare la lavorazione delle pietre pregiate.
Nel 1588 al Granduca Francesco I
si deve la fondazione della Galleria
dei Lavori, una vera e propria manifattura artistica specializzata nella lavorazione delle pietre dure che in seguito si sarebbe trasformata nel ben noto “Opificio delle Pietre Dure”.
Il comprensorio di Monterufoli fa parte della Riserva Naturale di Monterufoli – Caselli di oltre 4000 ha di estensione con boschi ad alto grado di naturalità, fauna, flora autoctona e mineralizzazioni.
Le vecchie cave di calcedonio ormai sono state invase dalla fitta boscaglia e rimangono visibili solo le discariche con gli scarti della pietra di calcedonio che risulta essere molto bella perché costituita da quarzi di vari colori, dato che per la lavorazione in passato era ricercata solo la parte massiva.
Nei pressi delle cave si trova un particolare agriturismo denominato Villetta di Monterufoli situato in una vecchia stazione ferroviaria del 1800 a servizio di una miniera di lignite.
Per gli amanti dei boschi, dei minerali e della natura e’ un bellissimo angolo della Toscana meno conosciuta da scoprire.

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La miniera di rame più grande d’Europa

La mia passione per le miniere mi ha portato a visitare in data 4 Dicembre la Miniera di Camporciano di Montecatini Val di Cecina in provincia di Pisa, nel giorno in cui festeggiavano i 170 anni della festa di S. Barbara protettrice dei minatori.
La Miniera di Camporciano fu la più grande miniera di rame d’Europa dove veniva estratto il minerale sin dai tempi degli etruschi che si spostavano da Volterra per l’estrazione del prezioso minerale a loro utile per utensili e suppellettili, mentre nel corso dei secoli di sfruttamento con vicende alterne arrivo’ sino al 1907 quando ne fu decretata la chiusura definitiva.
Nei primi anni duemila l’amministrazione comunale grazie al Sindaco Renzo Rossi che segui’ con attenzione la parziale messa in sicurezza e ristrutturazione delle strutture principali della miniera creando un parco museale di archeologia industriale visitabile e molto suggestivo che si presenta al visitatore a circa 1 km dal paese di Montecatini Val di Cecina, nella parte nord delle colline metallifere.
Dal Pozzo Alfredo, fulcro della miniera, si scendeva fino ad oltre 300 metri per estrarre il pregiato rame. Oggi vengono organizzate visite guidate al complesso della miniera e al Pozzo Alfredo.

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