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Da Ko Lipe a Ko Bulon le

Il passaggio con barca veloce da Ko Lipe a Ko Bulon le, dura circa un’ora di navigazione sul mare delle Andamane a ridosso dello stretto di Malacca e costa 400 B a persona.
Durante la navigazione oltre a Ko Tarutao sarà possibile, se ci sarà chiara visibilità, avvistare anche l’isola malese di Langkawi. 

Se vi capita però di imbarcarvi con mare agitato evitate di salire per ultimi perché la compagnia, 


imbarca a nostra insaputa, più passeggeri dei posti a sedere creando non pochi disagi durante la navigazione a coloro che rimango in piedi o peggio ancora seduti a prua sui sedili.


Per quelli invece che saranno comodamente seduti da metà barca sino a poppa, si preparino a fare un bagno con schizzi più o meno forti d’acqua di mare per tutto il tempo di navigazione sino all’arrivo perché la velocità del motoscafo non accennerà a diminuire neanche con onde molto alte.

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Da Ko Lanta a Ko Lipe

Prezzi a persona 

1300 B via terra + nave 9 ore 

1600 B con nave 6 ore

1900 B motoscafo 3 ore

Abbiamo optato per la traversata con nave a 1300 B. 

La traversata tranquilla con motonave Fortune express 1 della compagnia tiger line, la nave di fabbricazione malese, un po’ datata, molto caldo nei posti passeggeri in coperta mentre nel piccolo ponte si può stare in circa 15 / 20 persone quasi tutti al sole ma con la brezza del mare e la vista di alcune bellissime isole dell’arcipelago di Trang dove facciamo scalo a prendere i passeggeri che devono scendere oppure salire. 

Durante la traversata oltre agli sbarchi in mare c’è uno sbarco ad un molo e riescono a salire un po’ di venditori locali con frutta, pollo fritto e bevande che sono presi d’assalto dai turisti affamati e accaldati compreso noi. 


Dopo 5 ore circa arriviamo a Ko Lipe davanti a Pattaya Beach, bellissima spiaggia ma rovinata nel mare dalle decine di long tail boat e sulla terraferma da un’infinIta’ di ristoranti, hotel e discoteche.

Sicuramente il primo impatto dell’isola e’ deleterio per i miei gusti. Non è la Thailandia che amo.

Il castello di Dunnottar in Scozia, un gioiello incastonato nel mare del Nord

Se vi trovate ad Aberdeen o anche ad Edimburgo potrete decidere di programmare la visita alle rovine del Castello di Dunnotar, una meraviglia posta sulle scogliere nei pressi del paese di Stonehaven, a sud di Aberdeen. Per raggiungere Stonehaven con il treno, oppure in autobus dalla stazione dei pullman di Aberdeen nei pressi del porto, occorrono circa 20 minuti.

 Io soggiornando ad Edimburgo, sono arrivato con il treno partendo dalla stazione di Waverley ed impiegando circa 2,5 ore prima di raggiungere Stonhaven. La stazione dista circa 1,5 km dal centro del paese percorribile a piedi in 10 minuti e dove sarà possibile osservare il War Memorial sulla sommità della scogliera, a destra della passeggiata. 

Vista lungo il sentiero  
Un consiglio che posso suggerire per il viaggio in treno e’ di acquistare i biglietti  sul sito Trainline.com con circa 30/40 giorni di anticipo dalla partenza, sarà possibile risparmiare sino al 80% sul prezzo del biglietto, nel mio caso ho speso solo 10 pounds da Edimburgo ad Aberdeen a/r. 

La baia di Stonehaven
 

Stonehaven
e’ un paesino tipico del nord della Scozia, adagiato su una baia ed un piccolo porto dal quale inizia il sentiero sulla scogliera che in meno di un’ora di cammino conduce al Castello di Dunnottar

Il sentiero 

  
Il sentiero principale non presenta particolari difficoltà e sorprende per la vista delle scogliere qua e là tappezzate da cespugli fioriti di giallo. Il Castello di Dunnottar si trova su una penisola di roccia a picco sul mare ed è stato valutato dallo Scottish Tourist board con 4 stelle. 

Il Castello di Dunnottar  
La storia del castello è molto antica, nella chiesa sono ancora visibili due finestre dell’impianto principale del 1200 quando la leggenda narra che William Wallace fece consacrare la chiesa bruciandoci una persona. Molte sono le storie che si scoprono visitando il castello, come quella che talvolta nel vecchio forno si aggira il fantasma di una giovane donna vestita in abiti tradizionali verdi alla ricerca dei suoi figli perduti oppure la storia dei 167 prigionieri rinchiusi in una stanza della fortificazione dove molti di loro persero la vita dopo le sofferenze e le torture subite.

La lapide in ricordo dei 167 prigionieri  
Se alla fine della visita del castello sarete stanchi e non vorrete ripercorrere il sentiero per il rientro a Stonehaven potrete dirigervi sulla strada principale, a 10 minuti a piedi dal castello ed aspettare un autobus che vi porterà in ulteriori 10 minuti a Stonhaven.

 Particolare di una torre del castello 

La Fonte dell’Aquila di Bolgheri

Arrivando a Bolgheri senza varcare la porta del castello ma scendendo sulla destra si arriva alla vecchia fonte e ai lavatoi del paese.
  
La fonte  esattamente  nel  1825  fu  fatta costruire   dal   conte   Guido    Alberto   a seguito della terribile siccità che colpì la Maremna e la Toscana in generale. 

Un epigrafe riporta: 

«il cavaliere Guido Alberto Conte della Gherardesca per sollievo e salute degli abitanti di Bolgheri fece fare questa fonte conducendovi per lungo canale acque più salubri ritrovate e riunite fino dall’anno 1822 dal suo agente Giuseppe Mazzanti che la compì e l’adornò l’anno 1826».

  
I lavatoi sono tipici dei paesi toscani, venivano utilizzati dalle donne del paese per il bucato, essendo assente l’acqua nelle case in molti paesi sino agli inizi degli anni sessanta, stessa sorte per i lavatoi di Bolgheri, visibili nella foto a seguire.  

Per quanto riguarda la fonte dell’Aquila c’è da dire che in tempi passati fu depredata dell’Aquila che la sovrastava e che nel 2009 fu ristrutturata e fu messa una nuova Aquila a corredo. Successivamente sono stati ristrutturati anche i lavatoi. 

Nella terra dei vini, tra Bibbona, Bolgheri e Castagneto Carducci 

Oggi pomeriggio sono voluto ritornare dopo molto tempo nella campagna della bassa provincia di Livorno, tra le colline ed il mare, che anche in questa stagione invernale appare all’occhio molto suggestiva riuscendo a dare a chi l’attraversa quella serenità che solo posti come questo riescono a trasmettere.  
Percorrendo la SP 16A da Bibbona in direzione Castagneto Cci, il paesaggio presenta dolci colline che degradano verso il mare con un susseguirsi di oliveti, vigneti e boschi di leccio e quercia. Qua e là i campi arati, in questo periodo di un colore marrone acceso, grazie alla leggera pioggerella di questi giorni ed i vigneti spogliati delle proprie foglie sono in attesa della potatura secca.
Nei 5 km che separano Bibbona ed il viale dei Cipressi di Bolgheri, s’incontrano oltre ad alcuni agriturismi e case di campagna anche l’ingresso, al km 3 del Sp 16A, della Tenuta di Biserno, dove vengono prodotti ottimi vini.  

Continuando a percorrere la provinciale si arriva al Viale dei Cipressi  che da San Guido collega Bolgheri “in duplice filar”, come raccontava il poeta Giosue’ Carducci.  

Sul viale dei cipressi girando a sinistra si giunge a Bolgheri in pochi minuti e oggi l’entrata al paese si è presentata con il sole che illuminava la facciata del castello, mentre sullo sfondo il cielo non prometteva niente di buono.  

 Se al bivio della provinciale anziché andare a Bolgheri, si gira a destra in direzione del mare, dopo 1 km circa si trova il bivio della SP16B che dal viale dei cipressi arriva a Castagneto Carducci e dove lungo il percorso potrete incontrare tutte le migliori cantine dei vini Supertuscan , che vi racconterò in uno dei prossimi articoli.

 
 

Viaggio nel Calcedonio di Monterufoli

Inizio il mio racconto con una citazione di Giuseppe Antonio Torricelli (Firenze 1662-1719) noto artista per la lavorazione di pietre dure del mosaico fiorentino.
” Nella nostra Maremma di Volterra …. in luogo detto Monterufoli, vi sono Calcedoni di tutti i colori, cioè il bianco e giallo, il bianco e il rosso, il pavonazzo, il rosso, il carnato, il verde con macchia bianca, lo scuro e cento altri colori. La Natura ci ha insegnato una varianza stupenda….”
E con queste descrizioni che ho iniziato a visitare i boschi di Monterufoli, un tempo interessanti siti minerari per le maestranze dei Medici di Firenze che nel Rinascimento grazie alla riscoperta delle scienze naturali e delle arti minori, andarono a cercare il calcedonio in questi luoghi per essere lavorato e poter creare splendide opere artistiche che oggi sono facilmente visibili nei più bei luoghi dell’arte di Firenze.
Nella seconda metà del 500 sia Cosimo I dei Medici che i suoi discendenti, Francesco I e Ferdinando I, si circondarono di grandi artisti, creando laboratori per sperimentare la lavorazione delle pietre pregiate.
Nel 1588 al Granduca Francesco I
si deve la fondazione della Galleria
dei Lavori, una vera e propria manifattura artistica specializzata nella lavorazione delle pietre dure che in seguito si sarebbe trasformata nel ben noto “Opificio delle Pietre Dure”.
Il comprensorio di Monterufoli fa parte della Riserva Naturale di Monterufoli – Caselli di oltre 4000 ha di estensione con boschi ad alto grado di naturalità, fauna, flora autoctona e mineralizzazioni.
Le vecchie cave di calcedonio ormai sono state invase dalla fitta boscaglia e rimangono visibili solo le discariche con gli scarti della pietra di calcedonio che risulta essere molto bella perché costituita da quarzi di vari colori, dato che per la lavorazione in passato era ricercata solo la parte massiva.
Nei pressi delle cave si trova un particolare agriturismo denominato Villetta di Monterufoli situato in una vecchia stazione ferroviaria del 1800 a servizio di una miniera di lignite.
Per gli amanti dei boschi, dei minerali e della natura e’ un bellissimo angolo della Toscana meno conosciuta da scoprire.

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Un domenica invernale a Volterra.

Forse per il vento freddo che attraversa le viuzze tra i sontuosi palazzi medievali o forse il periodo successivo alla fine dell’anno, ma oggi a Volterra non c’era quasi nessuno a visitare questa misteriosa città, che reputo tra le più belle e ricche di storia della Toscana.
Per riscaldarmi ed iniziare il tour ho parcheggiato la mia auto presso il parcheggio della porta di Docciola che oltre ad essere uno dei pochi parcheggi gratuiti della città mi ha costretto a percorrere una scalinata di 199 scalini per arrivare sino a Piazzetta San Michele e dare inizio al tour della città.
Prima tappa il Teatro Romano risalente al I secolo a.c , subito fuori dalle mura medievali, veramente molto suggestivo. Il Teatro ospita attualmente due opere sul tema della Crocifissione di uno scultore polacco, Igor Mitoraj. L’imponenza delle opere di Mitoraj donano al Teatro una forza scenica di grande impatto.
Rientrando dentro le mura e percorrendo Via Matteotti (Via Guidi, per gli abitanti di Volterra) si arriva nella Piazza principale dove si trova il Palazzo dei Priori, il più antico Palazzo Comunale della Toscana i cui primi elementi risalgono addirittura al XIII secolo.
Dalla piazza si può entrare mediante una piccola entrata secondaria nella maestosa cattedrale del XII sec. dove si può ammirare oltre alle sculture di scuola pisana anche alcune ceramiche attribuite ad Andrea della Robbia.
Uscendo dalla porta principale della Cattedrale, ci troviamo di fronte al Battistero di S.Giovanni a pianta ottagonale, risalente al XIII secolo che al suo interno offre la parte più scenografica e teatrale delle mostre attualmente in corso a Volterra dal titolo Rosso Fiorentino, Rosso Vero che sarà possibile vedere sino al 31.12.2015.
Lasciati i suggestivi palazzi storici mi dirigo al parco fiumi dove è presente un’acropoli etrusca e sullo sfondo del parco la gigantesca fortezza medicea attualmente sede della colonia penale di massima sicurezza.
Non rimane che raggiungere la macchina e guidare sino al quartiere dei Borghi dove rimane da fare una sosta alla imponente chiesa di S.Giusto ed alle Balze di Volterra dove oltre alle mura etrusche vecchie di 2500 anni si può ammirare un tramonto invernale da favola.

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La miniera di rame più grande d’Europa

La mia passione per le miniere mi ha portato a visitare in data 4 Dicembre la Miniera di Camporciano di Montecatini Val di Cecina in provincia di Pisa, nel giorno in cui festeggiavano i 170 anni della festa di S. Barbara protettrice dei minatori.
La Miniera di Camporciano fu la più grande miniera di rame d’Europa dove veniva estratto il minerale sin dai tempi degli etruschi che si spostavano da Volterra per l’estrazione del prezioso minerale a loro utile per utensili e suppellettili, mentre nel corso dei secoli di sfruttamento con vicende alterne arrivo’ sino al 1907 quando ne fu decretata la chiusura definitiva.
Nei primi anni duemila l’amministrazione comunale grazie al Sindaco Renzo Rossi che segui’ con attenzione la parziale messa in sicurezza e ristrutturazione delle strutture principali della miniera creando un parco museale di archeologia industriale visitabile e molto suggestivo che si presenta al visitatore a circa 1 km dal paese di Montecatini Val di Cecina, nella parte nord delle colline metallifere.
Dal Pozzo Alfredo, fulcro della miniera, si scendeva fino ad oltre 300 metri per estrarre il pregiato rame. Oggi vengono organizzate visite guidate al complesso della miniera e al Pozzo Alfredo.

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Rinunciare ad un viaggio

Oggi 29 Novembre doveva essere il mio primo giorno a La Paz, quante volte ho immaginato l’arrivo all’aeroporto di El Alto ed il trasferimento in ostello.
Purtroppo a volte le cose non vanno proprio come vorremmo che andassero e 3 giorni prima di partire mia mamma ha avuto un grosso problema di salute rischiando di lasciarci ed al momento sta lottando in ospedale senza una sola possibilità di guarigione.
In questi frangenti non è che uno abbia molta voglia di pensare ai propri viaggi, piuttosto la mente e’ rivolta a ripercorrere tutti quei momenti trascorsi insieme alla tua mamma e molto spesso mi trovo a parlarle a voce alta, sapendo che lei mi ascolta.
Un giorno o l’altro ritornerò a viaggiare e la Bolivia in solitario non mancherà, ma con certezza so che non sarà più come prima e viaggiando sugli altopiani andini al di sopra dei 5000 metri avrò la sensazione di essere più vicino a lei. Mamma mi manchi.