Trekking sul percorso di una ferrovia abbandonata alla scoperta di ponti fantasma e natura incontaminata

Mi piace iniziare il mio blog con il racconto di un trekking molto vicino a casa mia, ma non per questo meno interessante di altre esperienze vissute in paesi lontani, anzi ricco di interessi naturalistici e storici di questa parte meno conosciuta della Toscana.
Siamo all’interno della Riserva naturale di Monterufoli-Caselli in Provincia di Pisa ed inizio a camminare di buon mattino in una giornata fredda invernale ma assolata, partendo dal punto dove il Torrente Ritasso incrocia la strada d’ingresso della Tenuta Villetta di Monterufoli nel comune di Monteverdi Marittimo.
Il sentiero nel primo tratto costeggia un pascolo, ma ben presto si arriva nel bosco e seguendo i segni bianco/rossi si nota la sede dei binari della vecchia ferrovia proveniente da Casino di Terra che fu a servizio della miniera di lignite dal 1850 al 1929 e smantellata pochi anni dopo quando il ferro occorreva per l’industria bellica.
Nei primi tratti della vecchia ferrovia il fiume che scorre sul fianco sinistro, forma delle graziose cascate sino a giungere al “pozzo delle pecore” dove l’acqua si calma e che deve il nome all’uso che ne veniva fatto per il lavaggio degli ovini.
Nel letto del fiume si notano ancora delle barriere in mattoni utilizzate in passato per convogliare l’acqua ad un vecchio mulino “Mulino di Canneto”, ancora visibile, tra la fitta macchia mediterranea, sulla sponda ovest del torrente.
Proseguendo il percorso si giunge nei pressi del primo ponte che permetteva al treno di attraversare il torrente e proseguire la corsa.
Qui il sentiero lascia la sede ferroviaria e scende nel torrente dove dopo 50 metri sarà’ possibile entrare ed attraversare il fiumiciattolo e godere della vista del ponte in mattoni e pietre alto circa 15 metri.
Attraversato il torrente iniziamo a camminare sulla sponda ovest e riguadagnamo la vecchia ferrovia dove si scorge sulla sinistra l’inizio di una sentiero per il Poggio Castiglione, poco dopo troviamo una vecchia casa diroccata detta “Cantoniera del Gaggino” eretta a servizio della ferrovia e dove sino al dopoguerra viveva una famiglia. Guardando dall’esterno il rudere e’ possibile vedere ancora esistente la volta del vecchio forno a legna.
Molto interessante la flora presente in questo punto, muschi e licheni che sono indice di un microclima umido del sottobosco e presenti qua ancora prima della grande era glaciale.
Lungo il percorso si scorgono ai bordi  grosse pietre ben lavorate con evidenti segni di scalpellinature, eseguite dalle maestranze locali durante la costruzione della ferrovia.
Arrivati in prossimità del secondo ponte, ma in ordine di grandezza certamente il primo, si dovrà scendere nel torrente sottostante costeggiando il maestoso manufatto che presenta un arco unico a mattoni per una luce di 20 metri ed in altezza certamente superiore ai 20. Dal torrente si risalirà per la sponda opposta a ritrovare la sede ferroviaria che in questo punto presente affioramenti rocciosi e cumuli di detrito colonizzati da particolare flora erbacea tipica od esclusiva di queste rocce che determina singolari fioriture primaverili, caratterizzate da giallo cuscini dell’Euforbia Spinosa.
Proseguendo sul lato a monte e’ possibile vedere anche alcuni manufatti in pietra e ferro, un tempo a servizio della ferrovia.
Giunti in prossimità del torrente Malentrata, noto per la vecchia miniera di magnesite si oltrepassa il terzo ponte della ferrovia e sino ad arrivare ad una all’interno della quale passava la ferrovia.  Queste rocce magmatiche dette “rocce verdi” furono originate 180 milioni di anni fa sul fondo dell’oceano.
La strada ferrata continua la sua discesa lungo il torrente Ritasso e il trekking continua sino alla frana del Settembre del 1929 che porto’ alla dismissione della ferrovia. Sarà possibile oltrepassare la frana ormai assestata e attraverso il sentiero giungere all’immissiome del Torrente Ritasso nel Torrente Sterza di cui e’ affluente. Sul torrente Sterza guadagnata la strada asfaltata (SP 18 della Prov. di Pisa) si scorgerà un quarto ponte della ferrovia.
Non so’ sino a quando sarà possibile ammirare i ponti di cui vi ho parlato, evidenti crepe e cenni di cedimento si notano in tutti i manufatti che ormai sfidano il tempo da almeno 150 anni ed in totale stato di abbandono da oltre 90 anni.

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